Nuova disciplina risarcimento danni RCA


Accompagnate da non poche polemiche, il 24/12/2013 (la vigilia di Natale, in pieno stile italico) sono entrate in vigore le nuove norme che modificano parzialmente la disciplina del risarcimento dei danni da sinistro stradale.

Di seguito diamo solo sinteticamente conto delle nuove disposizioni, tutte raccolte nell’art.8 del D.L. 23 dicembre 2013 n.145.

Dal un punto di vista strettamente pratico per il comune cittadino, le modifiche più rilevanti sono certamente rappresentate dal nuovo doppio onere cui lo stesso deve soggiacere.
In primo luogo è bene tenere a mente che l’identificazione dei testimoni eventualmente presenti al momento dell’incidente deve essere operata già al momento della denuncia del sinistro, ovvero della richiesta di risarcimento del danno, altrimenti gli stessi non potranno essere ascoltati quali testi nell’eventuale giudizio (art.8, co.1, lettera “c)” del decreto legge).
In soldoni quando vi recate all’assicurazione per denunciare il sinistro (oppure scrivete per ottenere il risarcimento del danno) ricordatevi di indicare nella denuncia i testimoni presenti.
Fa eccezione a questa regola solo il caso in cui i testimoni risultino dai verbali redatti dall’autorità di polizia intervenuta sul luogo dell’incidente, oppure qualora l’identificazione tempestiva degli stessi risulti oggettivamente impossibile.
Il secondo degli oneri da tenere presente è invece relativo alla nuova decadenza introdotta dall’art.8, co.6, del decreto legge in commento, che prevede, a modifica del secondo comma dell’art.2947 c.c., che il danneggiato decade dal diritto al risarcimento qualora la relativa richiesta non venga presentata entro tre mesi dal sinistro.

Anche da un punto di vista sostanziale le modifiche sono rilevanti.
Il provvedimento introduce il risarcimento in forma specifica (art.8, co.1, lettera “d)”), ossia la facoltà per le imprese di assicurazione, in assenza di concorso di colpa, di risarcire il danno facendo effettuare la riparazione del veicolo direttamente ad un’impresa convenzionata.
Trattasi, come detto, di facoltà dell’assicurazione che non prevede il rifiuto del danneggiato (o meglio, il danneggiato ha la possibilità di far riparare il veicolo presso altra officina, ma l’impresa gli riconoscerà soltanto il costo che avrebbe esborsato qualora questi si fosse rivolto all’officina convenzionata).
L’unica ipotesi in cui al danneggiato è riconosciuta la possibilità di ottenere il risarcimento “normale” (cosiddetto “risarcimento per equivalente”) è quella in cui il costo della riparazione sia superiore al valore di mercato del bene; ed in questa evenienza la legge si premura di specificare che la somma da corrispondersi a titolo di risarcimento non può comunque superare il suddetto valore di mercato.
Come corollario a questa previsione, poi, la successiva lettera “e)” del medesimo comma, sopprime il sesto periodo del primo comma dell’art.148 del Codice delle Assicurazioni che, nella versione in vigore prima dell’intervento legislativo, recitava: << Resta comunque fermo il diritto dell’assicurato al risarcimento anche qualora ritenga di non procedere alla riparazione >>.
La soppressione di questo periodo potrebbe in teoria portare ad interpretazioni abberranti (come la nascita di una sorta di obbligo a riparare, anche quando l’assicurazione non esercita la facoltà del risarcimento in forma specifica) sulle quali non ci si può dilungare in questa sede.

Il decreto legge è poi intervenuto anche sull’individuazione del danno risarcibile.
È cosa nota che lesioni fisiche di lieve entità, meglio conosciute come “micropermanenti”, sono ormai risarcibili solo << a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione >> (art.32, co. 3-quater, D.L. 24/1/2012 n.1, convertito nella L. 24/3/2012 n.27); orbene il provvedimento interviene sul punto eliminando il riferimento al “visivamente”.
In buona sostanza in virtù della nuova disciplina le “micropermanenti” saranno risarcibili esclusivamente se le lesioni risultaranno da accertamenti strumentali, con ovvi notevoli riflessi anche in ordine al risarcimento dell’inabilità temporanea, riflessi sui quali non è possibile indugiare qui.

Rimangono infine da evidenziare gli aspetti più squisitamente processuali e procedurali.
Oltre alla già richiamata inammissibilità della prova orale dei testimoni non identificati nella denuncia di sinistro o nella richiesta di risarcimento, il decreto legge introduce anche una nuova prova “privilegiata”, ossia le risultanze della “scatola nera”, cioè di quei meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo (posizione, velocità, etc.).
L’art. 8, co.1, lett. “b)”, modifica difatti l’art.132 del Codice delle Assicurazioni, e prevede che le risultanze di questi dispositivi << formano piena prova, nei procedimenti civili, dei fatti cui esse si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento del predetto dispositivo >>.
È solo il caso di far notare che le informazioni raccolte dalle scatole nere saranno trasmesse dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alle singole compagnie di assicurazione, che potranno disporne liberamente secondo “opportunità”.
Altro intervento riguarda la modifica dell’art.148 del Codice delle Assicurazioni, laddove il decreto legge porta da cinque a dieci giorni non festivi il periodo in cui le cose danneggiate devono essere a disposizione dell’assicurazione per la perizia.

Le modifiche ivi descritte non sono le uniche introdotte con il provvedimento in commento (si pensi alla cessione del diritto al risarcimento dei danni subordinata al consenso dell’assicuratore; alle clausole facoltative sulle prestazioni di servizi medico sanitari; etc.) e non si negano alcuni degli aspetti positivi della riforma (diminuzione dei premi; obbligo degli assicuratori a contrarre l’RCA; segnalazione dei testimoni “falsi”; riduzione automatica del premio in caso di violazione dell’obbligo di diminuzione dei premi; etc.), ma gli aspetti deteriori, evidenziati in narrativa, sono di gran lunga superiori ai benefici e rischiano davvero di rendere più difficoltoso l’esercizio del diritto al risarcimento del danno ed il suo riconoscimento.

Trattandosi di un decreto legge rimaniamo legati alla (tenue) speranza di un miglioramento in sede di conversione, che cassi almeno le parti più odiose.

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