Cassazione – Liquidazione compensi civili


Con sentenza n. 4002 del 13/10/15, depositata in cancelleria il 29/2/16, la Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione fa un po’ di chiarezza in ordine al rito applicabile al giudizio per la liquidazione dei compensi relativi alle prestazioni giudiziali degli avvocati in materia civile, dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. n. 150/2011 sulla riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, e del relativo art. 14.

Come è noto, in virtù di una posizione giurisprudenziale formatasi sotto la vigenza del pregresso dettato dell’art. 28 della Legge n. 794 del 13/6/1942, era opinione comune che lo speciale procedimento camerale ivi disciplinato fosse limitato solo alla determinazione del quantum dovuto al professionista, e non si estendeva anche all’an della pretesa; sicché nel caso in cui, con la sua costituzione, il convenuto avesse proposto contestazioni anche sui presupposti del diritto al compenso, si sarebbe dovuto applicare obbligatoriamente il rito ordinario.

Non v’era peraltro univocità di vedute in dottrina e giurisprudenza in ordine al provvedimento da pronunciarsi in casi del genere, se cioè si dovesse disporre il mutamento del rito ovvero si dovesse semplicemente dichiarare l’inammissibilità del ricorso.

Con la pronuncia in esame La Suprema Corte, dopo un articolata analisi della legge di delega n. 69 del 18/6/2009 (della quale il predetto D. Lgs. 150/2011 costituisce attuazione) nonché delle tesi sussistenti in dottrina e giurisprudenza, conclude nel senso che << Le controversie previste dall’articolo 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794, come modificato dall’art. 34 D. Lgs. n. 150/2011, ed a seguito dell’abrogazione degli artt. 29 e 30 Legge n. 794/1942, per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti nei confronti del proprio cliente da parte dell’avvocato devono essere trattate con la procedura prevista dall’art. 14 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 anche in ipotesi che la domanda riguardi l’an della pretesa, senza possibilità per il giudice adito di trasformare il rito sommario in rito ordinario o di dichiarare l’inammissibilità della domanda >>, e ciò in base alla considerazione che << la tipologia del rito [applicabile] è il frutto di una decisione legislativa senza possibilità di scelte discrezionali della parte o del giudice >>.

In buona sostanza, ponendo fine ad una situazione di incertezza (e per certi versi grottesca), la Cassazione ha statuito che nella richiesta della liquidazione dei compensi per le prestazioni giudiziali in materia civile sono possibili solo due strade: o il rito speciale di cui all’art. 14 del D. Lgs. n. 150/2011, ovvero il ricorso per Decreto Ingiuntivo, con la precisazione che, anche in quest’ultimo caso, l’eventuale giudizio di opposizione sarà trattato nelle medesime forme del rito speciale.
Viene pertanto esclusa la percorribilità del giudizio ordinario che, qualora introdotto, vedrà presumibilmente una pronuncia di mutamento di rito.

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